Chi è il fotografo Stefano Lunardi 2017-12-24T15:53:06+00:00

La storia mai raccontata di un fotografo per matrimoni…

Ecco come un fotoreporter si è salvato dalle fauci dei leoni nella savana, inventandosi un nuovo modo di fotografare due novelli sposi.

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Eccomi in modalità “tuareg”… inviato speciale nel deserto per conto di un importante magazine.


Dallo studio di Stefano Lunardi

Ciao e Benvenuto! Mi chiamo Stefano Lunardi e in questa pagina voglio raccontarti dove è nata la mia passione che mi ha trasformato negli anni in un fotografo per matrimoni.

Ma prima di questo, voglio raccontarti il motivo che mi ha spinto ad avvicinarmi alla fotografia e di come questa forma d’arte sia diventata sempre più importante nella mia vita.

Le immagini mi hanno sempre affascinato, fin da bambino.  

La capacità di poter immortalare un attimo che avesse il potere di emozionare le persone e la possibilità di rimanere nel tempo, mi ha sempre attratto e conquistato.

L’arte è sempre stata di casa nella mia famiglia. Mia madre era una pittrice e scultrice e fin dalla tenera età mi ha spronato a tirare fuori la mia vena creativa.

Tuttavia sentivo la necessità di avere usare un mezzo più moderno per trasmettere le mie emozioni rispetto ai pennelli e all’argilla che usava la mamma nel suo studio; invece di stare chiuso dentro le quattro mura dello studio a giocare con i pennelli e l’argilla, preferivo di gran lunga vivere la luce degli spazi aperti, insieme alla mia prima macchinetta fotografica.

Una Zenit russa con obiettivo a vite… un vero cimelio.

Ormai avevo 17 anni e mi accorsi che fare foto era diventato più di un gioco: ogni giorno (dopo scuola prima, università dopo) non vedevo l’ora di tornare a casa per lanciarmi alla ricerca di un nuovo soggetto da immortalare.

I primi soggetti delle mie foto furono la fidanzata 🙂 e gli insetti!

Cosa c’entrano gli insetti con la fidanzata?

Effettivamente, detta così potrebbe sembrare parecchio inquietante.

Per me fotografare gli insetti significava montare sulla macchina degli speciali obiettivi che potessero rendere quel microscopico mondo più chiaro e definito. Ho sempre reputato questo tipo di fotografia (macro) affascinante nella sua occulta realtà, perchè ritrae un mondo che rimane nascosto alla maggior parte degli occhi umani.

Devi avere pazienza e curiosità per esplorare il magico mondo che si trova sotto i tuoi piedi.

Se ci penso un attimo, posso ancora provare  l’eccitazione di quando andavo a ritirare i rullini di diapositive (ho sempre e solo fatto diapositive) sviluppati e trasformati da semplice cellulosa in immagini trasparenti da guardare poi controluce!

E’ proprio in uno di quei pomeriggi che ho deciso cosa avrei fatto da grande:

Immortalare degli istanti che potessero durare per sempre.

Ma prima dovevo superare alcune “barriere”.

A dispetto di quanto tu possa pensare, prendere la strada del fotografo di professione fu una scelta parecchio sofferta. Perchè i miei genitori, pur conoscendo e apprezzando l’arte in genere, hanno cercato in tutti i modi di dissuadermi dal seguire questa carriera.

Mi volevano in un ufficio, con il posto fisso.

Non lo facevano per cattiveria, era l’essere genitore che li obbligava a proteggere il proprio figlio e, i miei in particolare, non volevano che passassi tutte le difficoltà che una vita da artista ti impone di affrontare.

Ora che anch’io sono padre riesco a capirli. Volevano solo il meglio per me.

Ma a quei tempi la vedevo diversamente.

Non volevo farli soffrire.  

Al tempo stesso volevo inseguire il mio sogno.

Nessuno mi avrebbe fermato.

A poco più di vent’anni sono diventato un fotografo freelance.

A questo punto però, mi sono scontrato con la dura realtà: non ero l’unico a voler fare il fotografo.

Centinaia, se non migliaia, di fotografi ogni giorno riempivano le sedi delle riviste italiane ed internazionali con la speranza che uno dei loro scatti potesse colpire un redattore.

Animato dal sogno di poter essere scelto per le emozioni che riuscivo a trasmettere con i miei scatti, con i pochi soldi che avevo risparmiato, ho deciso di mettermi in viaggio.

Volevo scattare foto nei posti più impensabili, così da distinguermi rispetto a tanti altri e impressionare i pezzi grossi di qualche rivista.

Ogni settimana facevo ritorno a Milano e andavo a bussare ad OGNI porta di OGNI rivista.

All’inizio non mi ricevevano neanche: ero l’ultimo arrivato e nessuno mi conosceva.

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Passarono anni, ma pian piano mi accorsi che le mie fotografie erano migliorate e che di conseguenza venivano prese in considerazione da editori che fino a poco prima non le degnavano di uno sguardo. Ho cominciato ad essere ingaggiato e mandato in giro per mezzo mondo con lo scopo di immortalare realtà e storie lontanissime dalla nostra vita quotidiana.

Ero al settimo cielo.

Era un modo di concepire il lavoro del fotografo totalmente diverso da quello di adesso. Oggi la tecnologia ci permette di fare centinaia di foto (anche con il nostro telefono) prima di scegliere quella che ci piace, mentre una volta era esattamente il contrario.

Partivo con 30/40 rullini in borsa. Ogni volta che facevo click ero convinto di ciò che stavo facendo, ma per un fotografo c’è sempre un impercettibile brivido che scorre lungo la schiena.

Infatti l’imprevisto è all’ordine del giorno: l’esposimetro regolato male, un errore nello sviluppo in laboratorio o addirittura i raggi X al controllo di sicurezza dell’aeroporto potevano rovinare il mio scatto.

Nel mio lavoro non ti viene mai data una seconda opportunità. Ogni momento è unico.

Devi essere silenzioso, discreto ed avere un tempismo perfetto.

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Immaginati nella più desolata savana africana con il compito di immortalare il ruggito di un leone ed avere solo pochissimi scatti a disposizione. Per di più, non ti puoi permettere di essere invadente e appariscente.

Il leone se ne accorgerebbe.

Devi essere invisibile e cogliere ESATTAMENTE IL MOMENTO in cui il leone aprirà la bocca per ruggire.

Questo è esattamente l’approccio che uso quando, durante i matrimoni, voglio catturare i momenti di gioia e spontaneità nei volti delle persone.

Ma andiamo con ordine.

Prima di diventare un fotografo di matrimoni ho dovuto superare una grave crisi.

Proprio quando le riviste cominciavano ad apprezzare i miei scatti e il mio nome cominciava ad essere riconosciuto, un grande cambiamento colpì il settore dell’editoria: l’avvento del digitale.

Con l’era digitale e con la possibilità di trovare un’infinità di informazioni su internet, le riviste andarono in forte crisi e di conseguenza anche noi fotografi ci trovammo in difficoltà. Non servivano più poche foto memorabili, ma piuttosto molte di qualità inferiore da relegare nei vari siti internet.

Foto che potevano fare – più o meno – tutti.

La fotografia digitale ha distrutto le soglie di accesso del settore per i nuovi aspiranti fotografi. Così molte persone si sono improvvisate fotografi  aumentando la concorrenza in un settore già sovraffollato.

Il fotoreporter era il lavoro dei miei sogni, ma ho dovuto abbandonarlo per poter sopravvivere. Dovevo trovarmi un altro ambito in cui poter sfruttare la mia tecnica e la mia esperienza.

A malincuore decisi di cambiare radicalmente la mia visione della fotografia e di concentrarmi sul settore pubblicitario, che al tempo garantiva buone entrate.

Tuttavia i soldi non sono mai stato il mio primo pensiero e il nuovo ambiente che mi ero scelto non mi piaceva per niente. Ero costretto a preoccuparmi delle modelle, delle location e di una quantità incredibile di altri aspetti che mi risucchiavano tutta l’energia e la voglia di lavorare.

Ho attraversato un momento davvero particolare dal punto di vista personale. Mi mancavano i viaggi e le persone da immortalare che potessero trasmettere un’emozione e dare valore al mio lavoro.

Come spesso accade in momenti di difficoltà come questo, sono proprio le persone che ci sono più vicine ad aiutarci maggiormente. Mia moglie infatti mi ha sempre sostenuto ed aiutato con ogni mezzo finché non sono riuscito a trovare un equilibrio interiore per affrontare questo nuovo capitolo della mia vita.

Ero diventato un buon fotografo pubblicitario, le soddisfazioni non mancavano, ma dentro di me sentivo che quell’ambiente non faceva per me.

Ad aprirmi gli occhi fu Carlo Carletti.

Carlo è uno dei massimi esponenti in Italia (e nel mondo) di fotografia di matrimoni, ma per me fu proprio un mentore e la persona che mi ha convinto a cambiare vita.

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Lui mi raccontò di quella che definisce la sua missione: “Trasmettere emozioni raccontando la storia del sentimento tra due persone”.

Rimasi folgorato.

Era esattamente quello di cui avevo bisogno dopo aver passato mesi ad immortalare modelle inespressive per riviste patinate. I soggetti che fotografavo erano completamente senza vita, privati della loro vera essenza dopo un enorme lavoro di post-produzione.

Avevo bisogno di persone vere che potessero trasmettere un’emozione, a me per primo. Avevo bisogno di storie da raccontare per poter fuggire da un mondo senz’anima.

Pieno di entusiasmo decisi di aprire il mio studio fotografico per ritratti. Mi sono sentito rinascere. Cominciare a parlare con persone piene di idee come te che hanno appena deciso (o stanno per farlo) di sposarsi, mi ha fatto finalmente tornare nel mio elemento.

Mi sono reso conto che la mia astinenza non era viaggiare o immortalare realtà lontane da qui, ma piuttosto il poter trasmettere emozioni e avere la possibilità di raccontare una storia con dei semplici fermo-immagine.

Era questo che mi mancava di più del mio vecchio lavoro di fotoreporter.

Diventando un fotografo per matrimoni ho avuto il piacere di conoscere centinaia di storie diverse. Le storie come la tua… che sono un po’ anche le mie.

Lo so, magari ti starai ancora chiedendo…

“Perché mi sta raccontando tutto questo? Io voglio solo un fotografo per il mio matrimonio!”.

Ma la risposta è semplice!

Come ti ho già detto, nella mia carriera da fotoreporter sono sempre stato costretto a ricercare foto che potessero in qualche modo impressionare le altre persone. Ho lavorato in un mondo in cui non c’erano schede SD da riempire con milioni di foto e avevo poche possibilità per scattare una foto memorabile.

Ho dovuto sviluppare una forma mentale che potesse aiutarmi a cogliere il momento migliore per scattare una foto e che potesse andare bene agli esigentissimi capi redattori di riviste internazionali.

Cerco sempre il momento giusto per realizzare una foto unica, che possa rispecchiare e racchiudere l’essenza di un determinato momento. Una foto spontanea capace di brillare della luce riflessa del sentimento che vi lega.

Un matrimonio sul mare al Castello di Duino (TS).

Molti fotografi concepiscono il matrimonio come un evento e impostano il loro lavoro sul catturare la memorabilità della festa. In questo modo si mettono al centro della giornata cercando a tutti i costi di esserne i protagonisti, manipolando gli invitati e rubando la scena anche agli stessi sposi.

Io NON sono uno di loro. Io fotografo persone e non sono di certo io il protagonista della giornata, ma lo sei tu e la tua dolce metà.

Ti ricordi quando ti ho parlato del reporter che fa la foto al leone?

Ecco, io utilizzo lo stesso metodo anche durante il matrimonio. Sarò, si, a tua completa disposizione, ma cercherò di interferire il meno possibile con la tua giornata speciale immortalando gli attimi di sincera spontaneità che sbocceranno tra voi e gli invitati.

Certo non sono più quel fotografo che sta accovacciato tra i cespugli nella savana ad aspettare il ruggito del leone. Mi sono convertito anche io al digitale e ho le tasche piene di schede SD  da riempire.

Quello che però mi è rimasto è la forma mentale di voler catturare l’esatto momento in cui si manifesta un’emozione.

La festa di per se è un oggetto, una situazione, un insieme di persone indefinite. Nella mia visione invece il matrimonio deve essere solo il contenitore dei vostri sentimenti che vengono poi riflessi anche negli invitati stessi.

Quanto sarebbe bello, all’interno di un matrimonio, avere a disposizione una persona capace di interpretare i vostri sentimenti immortalandoli (in modo creativo) per sempre?

Ecco, questo è esattamente il mio obiettivo.

Mi piace pensare al matrimonio come ad un cielo stellato: bello e perfettamente organizzato, con tutte le stelle al loro posto che brillano. Poi, ogni tanto, due persone si abbracciano, si baciano sorridono o incrociano lo sguardo, questi momenti sono le stelle cadenti che illuminano il firmamento, spettacoli unici ed irripetibili.

Io mi aggirerò tra di voi, silenzioso e discreto per poter cogliere queste stelle e renderle senza tempo.

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Ora però devo confessarti una cosa.

Una volta il solo pensiero di poter essere quel fotografo che mette in posa le persone per foto gruppo o che immortala gli sposi tra i covoni di grano, mi provocava un certo prurito.

Poi ho scoperto che quella non era l’unica via, e mi sono reso conto che:

Gli sposi non esistono.

Come non esistono gli sposi?! Cosa stai dicendo?

Aspetta! Prima di prendermi per pazzo, lasciami spiegare.

Con la parola “sposi” molto spesso si intende una cosa astratta di per sé incapace di racchiudere nessun alcun tipo di emozione. Emozione che nasce quando si parla di due persone che decidono di stare insieme per il resto della loro vita.

Ed è per questo che per me “gli sposi” non esistono; per me esiste solo “Marco e Stefania”, “ Giulia e Riccardo” e “Lorenzo e Marta”. Come ti ho gia detto, io FOTOGRAFO LE PERSONE, con le loro unicità, con i loro sguardi e i loro sentimenti.

Per poter fare ciò, vi devo conoscere. Devo capire che persone siete e che esigenze particolari avete. La mia esperienza mi ha insegnato ad essere sempre il più trasparente possibile: sono a vostra completa disposizione, voglio che il VOSTRO giorno sia il più perfetto possibile.

Per ottenere questo vi devo conoscere. Devo poter capire (in anticipo) che persone siete e che esigenze avete. La mia esperienza mi ha insegnato ad essere sempre il più trasparente possibile: sono a vostra completa disposizione, voglio che il VOSTRO sia il matrimonio perfetto.

Se ben ricordi, all’inizio ti ho raccontato di come ho deciso di seguire il mio sogno di diventare fotografo malgrado le forti pressioni dei miei genitori che mi volevano dietro una scrivania. O di come abbia dovuto lottare, prima, con migliaia di colleghi pronti a farmi le scarpe alla prima occasione e, dopo, con me stesso imprigionato in un mondo che non mi apparteneva più.

Adesso mi sento realizzato. Sto facendo quello che ho sempre sognato, ho trovato il mio equilibrio. Non ho perso la mia passione per i viaggi, alla ricerca di storie sempre nuove.

Il mio percorso mi ha permesso di trovare nei matrimoni la giusta dimensione. Qui posso riassumere tutto quello che ho appreso dal lavoro come reporter e fotografo pubblicitario.

In particolare:

  • Il reportage mi ha dato l’opportunità di viaggiare, conoscere gente nuova e sviluppare quella forma mentale che mi impone sempre di cercare lo scatto “memorabile” capace di suscitare emozioni. E di farlo senza che addirittura qualcuno si accorga della mia presenza.
  • La pubblicità mi ha permesso di farmi ulteriormente le ossa (oltre a guadagnarmi da vivere) dopo il passaggio al digitale e dal quale ho imparato a padroneggiare e giocare con la luce artificiale e naturale.

Come ti ho già detto, negli anni ho conosciuto centinaia di sposi. Ragazzi pieni di entusiasmo per aver fatto una scelta che cambierà le loro vite per sempre.

Quando un matrimonio viene pianificato per tempo da professionisti e si pensa a tutti i dettagli insieme agli sposi, il risultato è garantito: un evento unico e indimenticabile che tutti ricorderanno per sempre.

E in tutto questo la fotografia ha un ruolo fondamentale.

Se anche tu desideri un servizio fotografico UNICO e non l’ennesima fotocopia di tanti altri matrimoni anonimi e standard, allora non perdere altro tempo…

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E ricorda… uno scatto è per SEMPRE.

Stefano Lunardi

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